Un gruppo di ricerca italiano ha scoperto i geni che predispongono all'infarto, indipendentemente da tutti i fattori di rischio noti. Lo ha annunciato oggi Diego Ardissino, direttore della Cardiologia presso l' Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, al Congresso dell'American College of Cardiology, in svolgimento a Orlando, in Florida.
La scoperta italiana fa seguito ai risultati del 'Myocardial Infarction Genetics-Migen Consortium', il più grande studio internazionale finora condotto sui fattori genetici che predispongono all'infarto (su quasi 20 mila soggetti), i cui risultati erano stati pubblicati a febbraio su Nature Genetics. 

''Ma col nostro 'Studio genetico italiano sull'infarto miocardico precoce', su 1508 pazienti al di sotto dei 45 anni, studiati per 10 anni dal 1998 al 2008 - ha precisato Ardissino - abbiamo determinato l'importanza che varianti genetiche hanno nell'influire sull'incidenza di eventi cardiovascolari avversi e nel progredire dell'aterosclerosi coronarica nelle persone colpite da un primo infarto cardiaco precoce''. 

Insomma, basandosi sui dati 'nudi', inapplicabili, appena pubblicati di uno studio internazionale, i ricercatori del gruppo 'Aterosclerosi, Trombosi e Biologia Vascolare' (Atvb), coordinato da Ardissino (insieme a Piera Angelica Merlini del Niguarda e a Pier Mannuccio Mannucci e Flora Peyvandi del Maggiore Policlinico di Milano) sono stati i primi a individuare il 'sentiero perverso' su cui puo' progredire l' aterosclerosi coronarica per condurre all' infarto anche in assenza di fattori di rischio importanti come l'ipertensione o il colesterolo alto. 

''Col nostro studio - ha spiegato ancora il cardiologo di Parma - abbiamo decodificato nel genoma umano i geni correlati alla ereditarieta' nell'infarto miocardico, in particolare quello  giovanile, nonché la predisposizione al secondo infarto, cioe' alla ricaduta nella malattia. Quindi ora sappiamo - ha osservato - quando e quanto mettere in guardia chi sia portatore di questi geni, e opportunamente regolarne e attuarne la necessaria prevenzione''. 

Lo studio italiano ha messo in luce che ''l'appartenenza di una persona al genotipo indicato con la sigla rs1333040 - ha indicato Ardissino - accresce significativamente il pericolo di incorrere in eventi, dal meglio al peggio, di: necessita' di interventi per la rivascolarizzazione delle arterie coronariche, infarto/reinfarto miocardico, morte cardiovascolare''. Secondo lo studio italiano, per chi nasce ereditando un singolo gene si puo' stimare un aumento del rischio del 19% rispetto a chi non ha quel gene; mentre per chi lo eredita da entrambi i genitori, il rischio si accresce fino al 41%.


''D'ora in poi - avverte Ardissino - chi ha consistenti precedenti familiari o personali per queste particolari patologie, può accertare, attraverso raffinate analisi del sangue, se e' un individuo geneticamente predisposto all'infarto''. Un esame che si puo' fare gia' alla nascita o da consigliarsi 'di routine' a tutti i giovani che vogliono intraprendere un'attivita' sportiva agonistica, i cui sforzi potrebbero risultare altamente sconsigliabili. 

''Si pensi - osserva il cardiologo - a quelle morti cardiache improvvise in campo, di atleti risultati sani a tutti i precedenti controlli''. ''Questa identificazione dei marcatori genomici - conclude Ardissino - segna l'inizio di una nuova era, in grado di rivoluzionare la pratica clinica. Infatti, determina la focalizzazione di nuovi bersagli terapeutici, cioe' l'identificazione di nuove terapie, nell'ambizioso obiettivo di una medicina personalizzata''.

Articolo La Repubblica  (30 marzo 2009)

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